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Caro Luigi Bartolotta,
dopo nemmeno due giorni dalla pubblicazione del mio nuovo sito ecco
arrivare la tua telefonata: -senti Renato, ho visitato qua e là un sacco
di tue pagine e le trovo belle, scorrevoli e piene di contenuti, alcuni
dei quali, vissuti insieme a te e ... non ti offendere, ma proprio per
questo ... non ho trovato traccia dei tuoi cinque anni di esordio qui
alle Edizioni Chappell ... come mai? In fondo questa era come una tua
seconda casa ...-
Hai ragione Luigi! Come può essere successo? Forse perché ricordare quei
momenti mi riempie di nostalgia per un mondo che non esiste più. Forse
perché fa così male ripensare a quel rispetto che la Signora Dina
Piattoli, EDITRICE, riservava ai suoi autori.
Forse perché in questo
continuo adattamento forsennato ad uno stile di vita così lontano dai
sentimenti, e così vicino alle cifre, occorre far finta di niente e
continuare a pedalare senza una meta precisa, aspettando ogni giorno il
deserto dei Tartari. O forse, semplicemente, perché uno a un certo punto
smette di martellarsi i coglioni.
Però hai ragione, mio simpatico amico di sempre, perché quei cinque anni
sono stati fondamentali e, quindi, ti rispondo subito, pubblicando
questo spazio, dedicato interamente a VOI, quelli delle "mie" Edizioni
Chappell.
Quando approdai in Piazzetta Pattari era il 1970. Mi ero appena
licenziato dalla Rizzoli Editore, dove prendevo 230.000 lire al mese,
per inseguire il mio sogno della musica. Era stato Luciano Tallarini che
mi aveva proposto alla Signora Dina, la quale mi aveva offerto un
contratto di 95.000 lire mensile come impiegato di quinta categoria. Il
mio compito era quello di ascoltare tutti i dischi che provenivano dalle
consociate estere e ottenere delle incisioni in italiano. Accettai,
malgrado le opposizioni di mamma e papà, pur di restare nel mondo della
musica.
A quei tempi oltre alla Signora Piattoli, lavoravano nelle edizioni il
Maestro Bruno Stecca, il mitico Dino Sarti, il compositore Bruno
Pallini, Antonio Valentini il ragioniere, Elisa e Cristina al copyright
e tu che allora eri davvero un figo. Poco tempo dopo è arrivata anche
Nicoletta e Congedo.
Insieme, facevamo quelli delle "mie" Edizioni Chappell.
Perché mie? Perché fino al 1975, anno in cui silurarono gentilmente la
Dina, erano davvero come la mia seconda famiglia. Ci giocavo ai cowboys
con Roberto Vecchioni, urlavo, assieme a Dino: -"GHIACCIOOOO!"- dalle
finestre sui manifestanti in Corso Vittorio Emanuele, a rischio di
prenderle anche, e vi passavo tutte le giornate tra telefonate ai vari
artisti e nuove canzoni appena nate e fatte sentire a tutti, te
compreso.
Che bello! Chiunque facesse qualcosa chiamava subito gli altri per avere
un parere immediato.
Giradischi, Revox, mangiacassette ... (non c'erano ancora i cd), musica
tutto il giorno di tutti i generi, di ogni stile. Ho visto nascere i
primi album di Rod Stewart come solista, quelli dei Grand Funk Railroad,
le prime canzoni dei Middle Of The Road, di Lally Stott, la prima
discomusic, il ritorno di Gianni Morandi e, con te il primo concerto in
Italia del divino Paul Mc Cartney.
Come si fa a dimenticare tutto questo? Impossibile!
Per non parlare della mia "Donna Felicità" e di tutto quello che seguì.
Adesso Dino non c'è più e canta in bolognese con San Petronio;
t'immagini per un comunista come lui?!? Roberto è diventato un grande
divo; Antonio si è sposato con Elisa e sono in pensione, idem per
Stecca, Cristina è passata alla Emi, Pallini è sulla sua isola, Congedo
non lo vedo da una vita e la Dina cosa farà, mentre I Nuovi Angeli,
Parisini ed io ci facciamo ancora il mazzo?
Le "mie" Edizioni Chappell non ci sono più, se non per quel tredicesimo
posto che ancora ricorda a qualcuno che lì ci sono stato.
Tu ci sei sempre e anche Nicoletta. Ci siete sempre stati voi e non
credere che abbia dimenticato la tua presenza, in particolare, nei
momenti che ben conosci.
Da qui vi ringrazio col cuore e ringrazio tutti quelli delle "mie"
Edizioni Chappell.
Mi ritengo davvero fortunato per avere avuto come partners, nella mia
crescita musicale e umana, persone pulite come voi.
