Jenny

Il pudore ch'era il mio vestito La mosca Dorme la luna nel suo sacco a pelo Stagione di passaggio Chi sarà Donna più donna Alba corallo Jenny Barbie Fino al collo Un altro cielo Zitta zitta Sopravvissuti
JennyE' stato il mio 45 giri di maggior successo. Con questa canzone vinsi il Free Show Estate, quella manifestazione che si occupava dei singoli più trasmessi dalle radio libere. Mi ricordo che ci alternavamo in prima posizione, per tutta quell'estate '78 con "Tu", cantata da Umberto Tozzi. Feci anche qualche passaggio televisivo ed il Festival di Pesaro che allora riassumeva i maggiori successi dell'estate. Per la prima volta fui assalito dalle ragazzine che mi chiedevano autografi, su casuali foglietti di carta, sulle mie cartoline, sulle magliette e persino (nota molto positiva) sui loro seni. Per farli occorreva tendere ben bene la zona e poi scrivere ... E' stata la prima e l'ultima volta che mi è successo ... peccato!

Crediti: Registrazione Studio G.R.S - Tecnico del suono Bruno Malasoma - Arrangiamento di Renato Pareti - Sergio Parisini - Stampato nel 1977 da Fonit Cetra

JENNY
Parole di Alberto Salerno
Musica di Renato Pareti

Oh ... Jenny, cos'ho fatto stasera?
Qui di nascosto ho cambiato bandiera.
Oh Jenny! Ora giochi in cucina,
fai le cose da donna, ma rimani bambina ...
oh Jenny, sei vestita con niente
e guardarti negli occhi non sai quanto mi prende ...
vorrei mandarti via!
Non è peccato grave far dei piccoli pensieri su te ...
ho sempre avuto, dentro, il gusto del proibito e tu ...
Jenny, copertina di moda,
per farmi rabbia gireresti anche nuda ...
Oh ... oh... Jenny!!
Jenny non farlo, ferma!
Lascia la camicia chiusa com'è ...
giochi pesante, ferma!
Che cosa vuoi da me???
Oh Jenny, spacchi il mondo a parole,
fumo negli occhi ... hai mai fatto l'amore?
Oh Jenny caffelatte al mattino,
discoteca viaggiante,
 magra come un grissino ... oh Jenny!!!



2036 d.C.
"2036 d.C."
(facciata b)
Per il retro scelsi questa canzone che avevo scritto due anni prima con Roberto Vecchioni. Mi era sempre piaciuta, ma non ero riuscito a darla a nessun interprete. Così la cantai io e devo riconoscere che è rimasta anch'essa impressa nella memoria di molti. Una sera ero a cena da Mario Tessuto e mi si avvicinò un signore che mi chiese: -quanto mi costa risentire dopo tanti anni 2036 d. C?- Gli dissi che non avevo più la base, ma che gli avrei fatto avere l'mp3. Contento come una Pasqua! Racconta di un incontro con l'ultimo superstite della terra nel 2036 D.C, il quale racconta com'era la vita sul pianeta tanti anni prima. E' davvero un testo particolare, un gioiello di Roberto.

Crediti: Registrazione Studio G.R.S - Tecnico del suono Bruno Malasoma - Arrangiamento di Renato Pareti - Sergio Parisini - Stampato nel 1977 da Fonit Cetra

2036 d.C.
Parole di Roberto Vecchioni
Musica di Renato Pareti


Ecco scende già l'alba di cobalto,
tramutata in giorno da un relais
e da qui insieme dominiamo il campo
e si sveglia l'ultima città.
Dimmi vecchio se c'eran mari immensi,
come dici quando bevi un po'?
Dimmi, ai tempi tuoi che cos'era un'alba
senza luci d'infiniti neon.
"Lasciatemi così, tra un'ora bianca e un'ora nera,
lasciatemi! Son vecchio, cosa posso dire più?
Si chiama 4 L ormai la vostra primavera,
con fiori di gamma B .."
Che cos'era mai l'odio e poi l'amore?
L'aria di cui mi parli, che cos'è?
L'anidride chiara che ti bagna gli occhi,
che cos'è, vecchio, che cos'è?
"Lasciatemi così tra un fiore vivo e un fiore morto,
il mare che voi dite, giuro non c'è stato mai
e quando vi parlavo d'alba d'aria e sole,
non ero in me ... sai com'è?"
Giuro vecchio che non ti prendo in giro,
sono belle favole le tue e tu quando
vuoi le puoi raccontare, altre notti torneremo qui.