Ho
conosciuto Roberto all' Aeroclub di Linate durante il servizio militare: io
ero già un "nonno" e lui una "burba".
Gli feci sentire le mie prime composizioni nella Cappella dell'aeroporto,
accompagnandomi col suono dell'organo. Gli piacquero molto e cominciammo a
collaborare alle Edizioni Chappell, sotto la guida della Signora Dina
Piattoli, una delle persone più pulite e buone che abbia incontrato
nell'ambiente della musica.
Dal 1970 al 1975 abbiamo composto insieme una cinquantina di canzoni e ho
avuto la fortuna di produrre i suoi primi tre album come cantautore.
La sua grande forza era l'emozione che sapeva creare accompagnandosi con
quattro accordi alla chitarra. Egli riusciva sempre a cantare per sé prima
che per gli altri, indipendentemente dal numero degli spettatori.
E' stata un grande incontro per me e, anche, una grande amicizia.
Ora non ci vediamo, né ci sentiamo più. Non ci sono stati motivi
particolari... Si cambia e le strade si dividono.
Comunque, ricordo il nostro sodalizio come uno dei momenti più belli della
mia vita artistica e personale.
E' stato anche il mio testimone di nozze... Abbiamo condiviso gioie
altissime e dolori profondi.
Ancora oggi, spesso sogno che lui arriva e in un batter d'occhio mi scrive
un testo.
Ho conosciuto la sua genialità incoerente e vivace, come forse pochi che
lo hanno frequentato e lo ringrazio per avermi aiutato a vivere di musica.
LUCI A SAN SIRO
Parole di Roberto Vecchioni
Musica di Renato Pareti
Hanno ragione, hanno ragione: mi han detto -E’ vecchio tutto quello che
lei fa, parli di donne da "buon costume" di questo han voglia se non l’ha
capito già- e che gli dico? -Guardi non posso io quando ho amato, ho amato
dentro gli occhi suoi, magari urlando tra le sue gambe, ma ho sempre
pianto per la sua felicità!-
Luci a San Siro, di quella sera, che c’è di strano siamo stati tutti là;
ricordi il gioco dentro la nebbia? -Tu ti nascondi e se ti trovo ti amo
là- Ma stai barando, tu stai gridando, così non vale, è troppo facile
cosìtrovarti, amarti, giocare il tempo sull’erba morta con il freddo che
fa qui.
Ma il tempo emigra, m’han messo in mezzo non son capace più di dire un
solo "no" ti vedo e a volte ti vorrei dire: -Ma questa gente intorno a noi
che cosa fa? Fa la mia vita, fa la tua vita, tanto doveva prima o poi
finire lì: ridevi e forse avevi un fiore, non t’ho capita, non mi hai
capito mai.
Scrivi Vecchioni, scrivi canzoni, che più ne scrivi e più sei bravo a far
"danè", tanto che importa a chi le ascolta se lei c’è stata o non c’è
stata e lei chi è? Fatti pagare, fatti valere, più abbassi il capo e più
ti dicono di sì e se hai le mani sporche che importa? Tienile chiuse,
nessuno lo saprà.
Milano mia portami via: fa tanto freddo, ho schifo e non ne posso più,
facciamo un cambio, prenditi pure quel po’ di soldi, quel po’ di
celebrità, ma dammi indietro la mia seicento i miei vent’anni e una
ragazza che tu sai... Milano scusa ... stavo scherzando ...luci a San Siro
non ne accenderanno più.